Edificio passivo

Brevi note di natura architettonica che hanno portato alla progettazione “passiva” della sede dell'ASSA

(Arch. Silvia Mazzetti)

La storia della costruzione del 1° edificio passivo dell’Italia Centrale è stata molto travagliata e ricca di particolari ed episodi di non poca difficoltà.

In primis sul lotto dove ora si trova la sede dell’Assa c’era una casa colonica a pianta rettangolare della superficie coperta di circa mq 388 con una volumetria di circa mc. 3.000,00 nonché un fienile, costituito da un corpo di fabbrica e da una tettoia, sempre a pianta rettangolare della superficie complessiva di circa mq 100,00, con volumetria di circa mc.525,00. Nel resede di pertinenza si trovavano altri annessi e tettoie per una superficie di circa mq. 60,00 e un volume di circa mc. 230,00.

L’area è ubicata all’interno della zona industriale conciaria denominata Area di trasformazione per il trasferimento delle attività conciarie e complementari (PT1) e faceva parte di un piano PIP Piano Insediamenti Produttivi 1, Macrolotto aziende contoterziste aderenti all’ASSA, piano approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del14.11.1995. Il piano riguardava una superficie territoriale di circa mq.78.900 suddivisa in quattro lotti edificabili (lotto A, B,C, D) per il trasferimento delle sole attività contoterziste (fig. 15).

Secondo il citato PIP 1 la destinazione d’uso dell’area era di verde pubblico, anche se c’era stata data la possibilità di demolire e ricostruire un nuovo edificio, che ospitasse la sede dell’ASSA e che avesse la stessa superficie e la stessa volumetria dei fabbricati esistenti, quindi senza aumento dei parametri urbanistici. Perciò per poter utilizzare e sfruttare tutto quello che era possibile misurammo tutto nei dettagli con precisione millimetrica; riportammo il rilievo su carta con un’ipotesi progettuale di riutilizzo dell’area che prevedeva anche una piccola urbanizzazione consistente nella realizzazione di un parcheggio in proseguimento di quelli esistenti previsti dal PIP 1. Contestualmente il Comune di Santa Croce sull’Arno stava predisponendo il Regolamento Urbanistico; dopo numerosi incontri e colloqui con il dirigente dell’Ufficio Urbanistica, per studiare al meglio il nuovo assetto della lottizzazione, i nostri sforzi furono premiati.

Con l’approvazione del Regolamento Urbanistico nel settembre 2002 la destinazione d’uso dell’area divenne da verde pubblico a lotto edificabile con gli stessi indici di edificabilità previsti nella zona industriale: Indice di utilizzazione fondiaria (Iut) 0,70 mq/mq – Rapporto di copertura (Rc) 0,45mq/mq – altezza massima 12,50 m; questo significava la possibilità di costruire un edificio di mq 1.654 circa complessivamente ai vari piani con una superficie in pianta di circa mq. 1.063.

Tutto ciò fu possibile perché rispetto al vecchio piano regolatore, nel regolamento urbanistico erano stati diminuiti gli standard a verde pubblicoe parcheggio. Preventivamente alla richiesta di Concessione Edilizia fu necessario presentare una variante al piano di lottizzazione PIP 1 per l’inserimento del lotto E all’interno del Macrolotto; la variante fu presentata nel novembre 2002 e approvata nel giugno 2003.

Non avevamo particolarmente fretta di iniziare i lavori per la costruzione della nuova sede dell’ASSA anche perché le risorse economiche erano piuttosto limitate e occorreva trovare i finanziamenti adeguati. Fu così che venne deciso di vendere i 2/3 del terreno ma per fare questo furono necessarie nuove trattative con l’Amministrazione Comunale; il lotto E,infatti, era stato reso edificabile al pari degli altri lotti del macrolotto, in virtù del fatto che il fabbricato da realizzare sarebbe stato destinato ad ospitare esclusivamente gli uffici della sede dell’ASSA.

Nella convenzione stipulata con il Comune nel settembre 2003 fu riportata la condizione inderogabile che il lotto E, tra via dei Conciatori e via Sant’Andrea fosse finalizzato alla costruzione di locali di servizio alle aziende conciarie, con destinazione artigianale, commerciale edirezionale.

Il lotto E, di superficie pari a 2.364 mq, venne frazionato in due porzioni:lotto E1, di superficie pari a 610 mq, rimasto di proprietà dell’ASSA e lottoE2, di superficie pari a 1.754 mq, venduto.

Dopo la compravendita del terreno il consiglio di amministrazione deliberò affinché si procedesse con la richiesta della Concessione Edilizia per la costruzione della sede dell’ASSA.

Il primo progetto

Il primo progetto presentato nell’aprile 2004 al Comune di Santa Croce sull’Arno per l’ottenimento della concessione edilizia riguardava la edificazione della porzione “E1”, con un fabbricato a due piani fuori terra per un’altezza complessiva di mt. 7,00, privo di locali interrati.

Il fabbricato, come già detto doveva ospitare gli uffici della sede dell’ASSA dislocati in parte al piano terra e in parte al piano primo, con relativi servizi e locali accessori (fig. 1 e fig. 2).

La struttura era stata prevista in cemento armato gettato in opera, con fondazioni a travi rovesce e copertura in travi precompresse a Y, dotate dicontrosoffitto, con sovrastanti coppelle in fibrocemento il tutto opportunamente coibentato, gronda sagomata (fig. 3 e fig. 4).

I tamponamenti esterni erano da realizzare parte in muratura a cassetta con foratoni leggeri spessore cm. 12 intonacati sul lato interno, isolamento termico mediante lastre di sughero o polistirolo espanso spessore cm. 3/4,intercapedine d’aria cm. 4/5 e muratura esterna di mattoni faccia a vista,per uno spessore complessivo di circa cm. 33, e parte con muratura inlaterizio termico alveolato dello spessore di cm. 30 intonacata da ambo ilati (sul prospetto retrostante lungo via Sant’Andrea).

Il prospetto orientato lungo il lato sud era previsto dotato di numerose superfici vetrate per il principio della bioclimatica (fig. 5).

Gli infissi sarebbero stati in alluminio anodizzato colore testa di moro, con vetri particolari a bassa emissività e alta trasparenza per consentire il massimo apporto calorico e di luminosità invernale.

Lungo il fronte principale attestante su via dei Conciatori le finestrature al piano terra avrebbero avuto la forma principalmente delle vetrine mentre quelle al piano superiore erano state previste ad un’unica anta, distribuite secondo una scansione piuttosto regolare per conferire al prospetto un aspetto architettonico più vicino ai modelli di edifici per attività direzionali e commerciali piuttosto che a modelli di edifici produttivi, recependo, per quanto possibile quella che era la volontà della variante al PIP 1 (fig. 6 efig. 7).

I tramezzi interni erano previsti in muratura di laterizio forato dello spessore di cm. 8, intonacati da ambo i lati e tinteggiati.

La pavimentazione degli uffici e dei locali di servizio sarebbe stata realizzata con mattonelle di monocottura formato cm. 30x30. I bagni e gli antibagni avrebbero avuto un rivestimento fino ad almeno m. 2,00 dialtezza con mattonelle di ceramica formato 20x20.

I servizi privi di finestre e non direttamente areati sarebbero stati dotati di impianti di aspirazione forzata dell’aria.

L’unità immobiliare sarebbe stata dotata di impianto elettrico, impianto idraulico, termico ed igienico-sanitario, impianto di climatizzazione con ricambio d’aria interna eseguiti secondo le vigenti normative in materia,con tubazioni sotto traccia e sezionabili autonomamente.

Gli allacciamenti alla rete dei servizi pubblici (acquedotto, fognatura,elettricità, gas metano, telefono) erano stati previsti in corrispondenza di via dei Conciatori, con contatori utenze in prossimità dell’edificio.

Il secondo progetto

La Concessione Edilizia ci venne rilasciata nel novembre 2004.

Nel frattempo avemmo la fortuna di incontrare uno dei pochi esperti di passivhauser italiane, il Dr. Gunther Gantioler del TBZ di Bolzano, che in collegamento col Passivhaus Institut di Darmstadt in Germania, stava mettendo a punto i requisiti tecnici da rispettare per una corretta realizzazione di case passive nelle condizioni di clima mediterraneo e le successive verifiche strumentali e certificazioni necessarie a dimostrare la corretta costruzione di tali edifici.

Nel corso di incontri e visite ad edifici costruiti e in corso di edificazione in Alto Adige, decidemmo di sottoporre il nostro progetto alla cosiddetta verifica case passive o PHPP per ottimizzarne i risultati e rettificare eventuali errori compiuti in sede di progettazione.

Di concerto con il Dr. Gunther Gantioler apportammo le modifiche che il programma richiedeva, predisponemmo i particolari esecutivi di progetto più interessanti e necessari per una corretta esecuzione, compilammo il computo metrico per un appalto a corpo e iniziammo a richiedere le offerte alle ditte costruttrici.

Questo lavoro richiese circa 3 mesi, nel corso dei quali scegliemmo i materiali più idonei, definimmo esattamente le dimensioni dei muri, le caratteristiche e le dimensioni delle aperture finestrate e gli spessori dell’isolamento.

L’aspetto più singolare di questa fase furono le telefonate fatte per avere chiarimenti sugli spessori degli isolanti: “ma siete sicuri? A che vi serve tutto questo spessore di materiale isolante?” e sulle caratteristiche degli infissi: “ma infissi con codeste caratteristiche termiche non si trovano! Ma siete sicuri? Ma che cosa dovete costruire?”.

Una volta raccolti le offerte ci fu il raffronto con il preventivo, richiesto contestualmente, per la realizzazione di un edifico tradizionale.

I costi di un edificio passivo erano maggiori di circa il 17,70%.

La decisione fu rimandata alle aziende terziste che si sarebbero dovute sobbarcare l’onere della costruzione, in quanto il lotto E1, dove doveva sorgere la nuova sede dell’ASSA, faceva parte del Macrolotto Aziende Contoterziste DI3.

I proprietari deliberarono per la costruzione dell’edificio passivo,rimettendosi alla fiducia del presidente, del direttore, del progettista e dell’impresa esecutrice e richiedendo solamente che i costi venissero mantenuti il più possibile vicino a quelli dello stesso edificio costruito tradizionalmente.

Il secondo progetto fu presentato nell’agosto 2005: la variante riguardò tutto l’edificio.

Le stratigrafie dell’intero involucro termico dell’edificio, dimensionate con il programma PHPP del Passivhaus Institut di Darmstadt, e visibili nelle piante e nelle sezioni rispettano pienamente i parametri maggiormente rappresentativi di un edificio passivo (fig. 8, fig. 9, fig. 10, fig.11, fig.12, fig.13, fig. 14).

I lavori iniziarono nel settembre del 2005 e terminarono nel maggio 2007.

Analizziamo più dettagliatamente i tratti salienti dell’edificio passivo ASSA effettivamente costruito e che si desumono, in particolare, dalle fig. 8, 9,10 e 11:

FONDAZIONI

Le fondazioni, in conglomerato cementizio, sono del tipo “a travi rovesce”,con relativo magrone di sottofondazione. Esse sono dotate di isolante termico sulla faccia esterna mediante la posa in opera di pannelli diSTYRODUR dello spessore di cm. 12 dal piede della fondazione fino alla quota di cm. 60 sopra quella della pavimentazione esterna finita. A protezione di tali pannelli isolanti è stato realizzato un contromuro in cemento armato dello spessore di cm. 12 dal piede di fondazione fino alla quota di cm. 15 sopra quella della pavimentazione esterna finita. Il contromuro è stato impermeabilizzato nella parte contro terra con guaina elastero-bituminosa. In corrispondenza del contromuro di fondazione in cemento armato è stato realizzato un drenaggio con materiale riciclato spessore cm. 50-100.

PIANO TERRA

Il piano di calpestio del piano terra è stato realizzato su di un vespaio in materiale riciclato dello spessore di cm. 50, comprendente la rifioritura superficiale con stabilizzato di cava dello spessore di cm. 20 e soprastante massetto in calcestruzzo armato con rete elettrosaldata. Il tutto è stato opportunamente impermeabilizzato, mediante posa in opera di una membrana barriera al vapore impermeabilizzante,e coibentato mediante posa di pannelli di polistirene estruso dello spessore di cm. 20, che fanno raggiungere un valore di trasmittanza U = 0,17 W/m2K.

MURO DI TIPO A

La parete orientata a sud e quella orientata ad est sono del tipo a cassetta, con spessore di cm. 50 finito, costituite come segue,procedendo dall’interno verso l’esterno:

• intonaco interno a base di calce aerea spessore mm. 10;

• muratura di blocchi di laterizio alveolati da tamponamento POROTON,dimensioni cm.20x30x25,  ≤ 0,27 W/mK, legati con malta di calce aerea priva di cemento;

• posa in opera di isolamento termico realizzato con lastre di polisterene espanso NEOPOR con finitura a grafite, spessore di mm. 120,  < 0,031W/mK, che fa raggiungere alla muratura un valore di trasmittanza U = 0,22W/m2K;

• muratura in mattoni pieni faccia a vista tipo invecchiato dello spessore di cm. 12 legati con malta di calce aerea (parte esterna).

MURO DI TIPO B

La parete orientata ad ovest e in piccola parte quella a nord prospiciente il piazzale del vicino è in muratura a cappotto dello spessore di cm. 38,60 finito,costituita come segue procedendo dall’interno verso l’esterno:

• intonaco interno a base di calce aerea spessore mm. 10;

• muratura di blocchi di laterizio alveolati da tamponamento POROTON,dimensioni cm.20x30x25,  ≤ 0,27 W/mK, legati con malta di calce aerea priva di cemento;

• posa in opera di isolamento termico realizzato con lastre di polistereneespanso NEOPOR con finitura a grafite, spessore di mm. 120,  < 0,031W/mK, che fanno raggiungere alla muratura un valore di trasmittanza U =0,22 W/m2K;

• intonaco esterno al silicato per “cappotti” spessore mm. 1,6.

MURO DI TIPO C IN ADERENZA

La parete a nord, in aderenza con il fabbricato costruito sul lotto E2 è in muratura,spessore cm. 39 e costituita come segue,procedendo dall’interno verso l’esterno:

• intonaco interno a base di calce aerea spessore mm. 10;

• muratura di blocchi di laterizio alveolati da tamponamento POROTON,dimensioni cm. 20x30x25,  ≤ 0,27 W/mK, legati con malta di calce aerea priva di cemento;

• posa in opera di isolamento termico realizzato con lastre di polistirene estruso spessore cm. 14 dalla quota del pavimento finito al piano terra fino ad un’altezza di cm. 60;

• posa in opera di pannelli in lana di roccia spessore cm. 14 dalla quota di + cm. 60 fino alla copertura, che consente di rispettare i limiti di fonoassorbenza previsti dalla Legge con la proprietà confinante, e fanno raggiungere alla muratura un valore di trasmittanza U = 0,21 W/m2K.

COPERTURA

Il solaio di copertura del tipo piano è costituito come segue procedendo dal basso verso l’alto:

• controsoffitto in cartongesso;

• intercapedine di cm 14;

• un solaio a lastre prefabbricate spessore cm. 25, con sovrastante soletta armata con rete metallica spessore cm 4;

• strato di isolamento termico costituito da pannelli di polistirene espanso tipo GREYPOR G100, a spessore variabile, da un minimo di cm. 18 ad un massimo di cm. 38,con pendenza del 2% costante dal lato del fabbricato confinante verso la parete a sud;

• manto impermeabile sintetico realizzato in “lega” di poliolefine flessibile(FPO), armato in velo di vetro, monostrato non prelaminato,resistente airaggi U.V., modello SARNAFIL TG 66-15, spessore mm 1,5;

• strato di protezione realizzato con tessuto non tessuto di polipropilene 100% isotattico,modello SARNAFELT PP;

• strato di separazione e scorrimento realizzato con film di polietilene abassa densità LDPE MICROFORATO, ad alta traspirabilità,spessore 0,10mm;

• massetto a protezione delle guaine in cls armato con rete metallica dello spessore cm 4

.La trasmittanza complessiva di tutto il solaio di copertura è U = 0,12W/m2K.

Considerazioni finali

Come conclusione al mio capitolo vorrei fornire alcune impressioni che da professionista hanno caratterizzato questo lavoro.

Si è trattato di un piccolo lavoro, solo 400 mq complessivi, dove poco era possibile concedere all’architettura e tutto invece doveva essere finalizzato all’ottenimento di un risultato: realizzare il primo edificio passivo della Toscana, un vanto per l’ASSA, per il nostro territorio e per me stessa. E’ stata una sfida e a questo proposito ringrazio il passato presidente Marco Lami e l’attuale presidentessa Rossella Giannotti e tutto il consiglio per la fiducia concessami.

L’iniziativa è partita dal dottor Manzi, direttore dell’ASSA e dalle sue convinzioni sul risparmio energetico; è stato l’elemento trainante che ha vinto sullo scetticismo iniziale di tutti.

Ha trovato i contatti con la TBZ e con il dott. Gantioler che ci ha invitato a Bolzano a visitare alcuni suoi cantieri.

Lì abbiamo capito quanto è alta la preparazione e l’esperienza tecnica di progettisti e maestranze, quanto è importante il dettaglio costruttivo,quanto niente viene lasciato al caso e all’improvvisazione in corso d’opera.

La realizzazione di un edificio passivo a Santa Croce non è come farlo a Bolzano, qui le ditte e i progettisti non hanno alcuna esperienza pratica in materia di edifici passivi.

Nonostante gli esecutivi, qualche cambiamento in corso d’opera l’abbiamo comunque fatto e tutto è filato liscio, senza pregiudicare il risultato finale.

In questo devo ringraziare la ditta Lapi Brunetto, che nonostante la novità assoluta anche per gente navigata come loro, si sono messi subito a totale disposizione di noi tecnici, discutendo di tutte le soluzioni e con la forza anche di demolire e ricostruire quanto fatto se risultava non perfettamente idoneo al raggiungimento delle prestazioni particolari dell’edificio.

I lavori, durati 19 mesi, hanno portato alla realizzazione del 1° edificio passivo certificato dell’Italia Centrale. Oltre a questo brillante risultato, ne abbiamo ottenuto uno ancora più importante, e cioè abbiamo sensibilizzato tutti i nostri interlocutori sulla bontà del nostro progetto e più in generale sui valori dell’ambiente e del risparmio energetico.